Nel merito delle nuove teorie e delle nuove soluzioni atte non solo al risparmio, ma alla salvaguardia ecosostenibile dell’acqua, di questi ultimi tempi varie sono le ricerche che si concentrano sull’argomento idrico, soprattutto dal getto che fuorisce dal rubinetto.

E’ il caso di questo nuovo studio, che vede la schiuma antincendio e l’estintore stesso come i contaminanti dell’acqua potabile, casusa la presenza di sostenza chimiche altamente fluorurate.

Gli autori dello studio (UC Berkeley), infatti, stimano che 6 milioni o più di persone possono bere acqua contaminata con le suddette dannose sostanze chimiche o PFAS.

Sono prodotti chimici sono ampiamente utilizzati per spegnere gli incendi da carburante, anche durante le esercitazioni d routine: le schiume prendono il nome di AFFFs perché contengono un tensioattivo fluorocarburo, come, ad esempio, perfluorottano sulfonato (PFOS), che riduce la tensione superficiale e aumenta la diffusione.

Negli esseri umani, queste sostanze chimiche pare provochino tumori a reni e testicoli, colesterolo alto, obesità e alterazioni del sistema endocrino.

Lo studio, che appare sulla rivista Environmental Science & Technology Letters, è basato su livelli di contaminanti nell’acqua potabile misurati in merito alla ricerca EPA, Third Unregulated Contaminant Monitoring Rule.

In effetti, queste misurazioni suggeriscono che almeno sei milioni di persone hanno acqua che supera i recenti livelli di sicurezza salutare secondo le parametrizzazioni EPA, soprattutto per quanto riguarda l’acido perfluoroctanico (PFOA) e l’acido perfluorottano sulfonato (PFOS).

Usando sofisticate tecnologie di mappatura, i ricercatori hanno tracciato possibili fonti di contaminazione, dovuta a schiuma antincendio, proprio presso i siti militari, aeroporti, zone industriali ed impianti di trattamento delle acque reflue.

Un altro studio inerente, condotto da ricercatori di Harvard e pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, collega l’esposizione alle sostanze chimiche fluorurate, nei primi anni di vita, alla riduzione della risposta immunitaria nell’adolescenza.

Una recente ricerca, sempre per la stessa popolazione americana, ha evidenziato che le madri, sottoposte ad elevata esposizione di queste sostanze, hanno un allattamento naturale ridotto ai loro bambini, forse dovuto a qualche disfunzione ormonale, attribuibile a questi prodotti chimici.

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