Un recente ricerca americano studia la formazione dei superbatteri resistenti agli antibiotici, a partire dagli scarichi ospedalieri, soprattutto in merito alla conformazione di lavandini, lavelli e rubinetti.

Il loro esperimento aiuta a spiegare quanto tali germi causano i focolai della malattia negli ospedali e dimostra anche quanto sia difficile prevenire un tale tipo di diffusione, perché i batteri sono particolarmente difficili da uccidere quando crescono nei tubi.

Pare, infatti, che un’epidemia di questo genere abbia ucciso 11 pazienti presso il National Institutes of Health Clinical Center, tra il 2011 ed il 2012, un imbarazzo enorme per l’ospedale di punta dell’agenzia federale.

Il Dr. Amy Mathers ed i suoi colleghi dell’University of Virginia Health System hanno dichiarato: “C’è stato recentemente un allarmante aumento di focolai legati ai lavelli ed ai lavandini in termini globali”.

Per questo, essi hanno realizzato un esperimento per vedere cosa sta succedendo, a partire da innocui batteri E. coli come surrogato, che crescono in modo simile nei canali di scolo: i batteri sono stati geneticamente marchiati per brillare di verde sotto una speciale luce fluorescente.

I batteri, in effetti, prosperano nelle fognature, ma gli esperti stanno cercando di dimostrare che le specie dannose si moltiplicavano nella trappola a forma di U dei tubi di acqua.

I batteri E. coli sono rimasti intrappolati in queste curve a gomito e sono cresciuti ad un ritmo costante anche sui lati dei tubi, risalendo fino alla bocca dello scarico: hanno formato un biofilm appiccicoso, che, non solo è stato difficile da togliere (anche con candeggine), ma che tendeva a rendere i batteri difficili da uccidere con sostanze chimiche di varie entità.

Il gruppo di ricercatori ha cercato di lavare via il tutto con l’acqua corrente, ma, oltre a fallire il processo, gli stessi batteri si sono diffusi in altre aree delle tubature e dello stesso lavello.

Il gruppo di ricerca, quindi, ha affermato che: “Abbiamo dimostrato anche che la trasmissione batterica può avvenire tramite le connessioni nelle acque di scarico idraulico tra lavandini vicini”.

Non è una scoperta rassicurante, quando si suppone che la prima cosa che si fa in una stanza d’ospedale, se possibile, è andare al lavandino per lavarsi le mani.

Il Dr. Mathers, comunque, ha detto che: “Non voglio inviare il messaggio ‘non si lavano le mani. Non abbiamo alcuna prova che lavarsi le mani non è una buona cosa.”

La ricerca, in realtà, si sofferma sulla progettazione dei medesimi lavalli e lavandini, mettendo l’accento sull’importanza del design stesso.

Il Dr. Tara Palmore, epidemiologa al NIH Clinical Center, ha dichiarato che: “Un fattore importante è il disegno del lavello e che il rubinetto attinente sia posizionato in modo che l’acqua non atterri nello scarico”; proprio per fermare spruzzi che possono diffondere germi ovunque.

I lavandini infettati di E.coli sono stati trattati in diversi modi (e in alcuni casi sono stati anche sostituiti), fino a raggungere la completa rimozione, ma ciò significa che non funziona necessariamente in ogni situazione.

Gli ospedali non possono sbarazzarsi di tutti i lavandini e tubature, quindi la cosa migliore da fare è quella di essere vigili, secondo il Dr. Palmore.

Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici uccidono circa 23.000 persone ogni anno e queste infezioni si prendono spesso negli ospedali.

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